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Da Venezia alle diaspore ebraiche
Fuori orario“Il venerdì accadeva però qualcosa di strano: mi veniva detto che la sera non potevo scendere a casa loro. Mossa dalla curiosità per quello strano divieto, scendevo comunque le scale che mi portavano dalle amichette e rimanevo letteralmente incantata dai canti meravigliosi, recitati in una strana lingua, che provenivano dal loro appartamento. Ricordo in particolare una vetrata attraverso la quale si vedevano candele illuminate e si percepiva un clima di festa, di magia, di incanto. Molto più tardi scoprii che Benedetto Marcello, il compositore cattolico vissuto a Venezia tra fine Seicento e inizio Settecento, la sera si recava di nascosto alle mura del ghetto per ascoltare i canti ebraici che provenivano dalle sinagoghe e, affascinato da quelle melodie, li trascriveva.”
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